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  Borgo Sasso, quando il lago si addormenta (ma tiene un occhio aperto) C'è un'ora, a Borgo Sasso, in cui il paese smette di fingersi normale. È l'ora in cui il sole scivola dietro il costone e il lago, per qualche minuto, diventa dello stesso colore del cielo: un grigio-argento che non è né giorno né notte, e che a me, ogni volta, mette addosso una strana inquietudine felice. Se avete letto anche solo uno dei romanzi della Saga, sapete già che non è un'inquietudine casuale. Oggi voglio portarvi lì, senza trama, senza indizi da seguire — solo per guardare insieme il borgo respirare. Villa Valenti, bianca con le imposte rosse, è la prima cosa che si vede scendendo dal tornante. A quest'ora una delle persiane del primo piano è sempre socchiusa di qualche centimetro, non un dito di più, non un dito di meno: da anni mi chiedo chi la lasci così, e da anni mi rispondo che forse è meglio non saperlo. Sotto, il giardino digrada verso il grande faggio, quello con la corte...

La serra che nessuno guarda più.

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C'è un posto, a Borgo Sasso, che non compare mai nelle fotografie di chi visita la villa. Sta dietro l'angolo del giardino, oltre l'ultima aiuola curata, dove il sentiero smette di essere un sentiero e diventa solo erba alta che nessuno taglia più. È una serra. O meglio: quello che resta di una serra. L'ho costruita, voglio dire, l'ho immaginata, pensando al nonno di Marco, il Signore, un uomo che nella mia testa ha sempre avuto le mani sporche di terra prima ancora che di segreti.  L'aveva fatta erigere lui, decenni fa, per coltivare qualcosa che oggi nessuno ricorda più cosa fosse: agrumi, forse, o semplicemente fiori che a Borgo Sasso non crescono per via del freddo che sale dal lago in autunno. Poi il tempo ha fatto il suo lavoro, come fa sempre nei posti che smettono di essere usati. I vetri si sono opacizzati di calce e muschio. Il telaio di ferro battuto si è arrugginito in punti precisi, quasi disegnasse una mappa. E l'edera ha cominciato a salire ...

Le iniziali sul faggio: come nasce un dettaglio che poi non ti lascia più

Ci sono dettagli che arrivano quando meno te lo aspetti, e quello delle iniziali incise sul grande faggio, quello che sta tra Villa Valenti e il lago, per chi mi segue da un po', è nato così, quasi per caso, una sera che avrei dovuto scrivere tutt'altro. Stavo lavorando a una scena ambientata nel presente, ad Antonio che cammina lungo la riva con la testa altrove, e nel manoscritto avevo scritto "passò accanto al vecchio faggio" senza pensarci troppo.  Un albero, giusto per dare peso al paesaggio. Poi, rileggendo il giorno dopo, mi sono fermata su quella frase con la sensazione, che conoscono bene tutti quelli che scrivono, che lì sotto ci fosse qualcosa che ancora non avevo visto. Un albero così vecchio, in un posto come Borgo Sasso, doveva portare addosso i segni di chi c'era passato. Non un segno qualsiasi: qualcosa di inciso, di volontario, di rimasto lì più a lungo di chi lo aveva fatto. Mi è tornato in mente un tronco vero, quello di un parco vicino a ca...

La domenica del lettore: un caffè, la pioggia e un delitto da finire

  La domenica del lettore: un caffè, la pioggia e un delitto da finire Buongiorno a tutti, e buona domenica dal Borgo. Qui da noi è una di quelle domeniche in cui il cielo non riesce a decidersi: nuvole basse sul lago, un sole timido che ogni tanto prova ad affacciarsi tra le persiane socchiuse della villa, e poi si ritira, come se avesse cambiato idea.  È il tempo perfetto per restare in poltrona con un libro e non sentirsi in colpa per questo. I o l'ho fatto stamattina, con una tazza di caffè che si è raffreddata due volte prima che me ne accorgessi, cosa che, lo ammetto, capita solo quando la lettura è quella giusta. Da qualche settimana sto rileggendo Simenon.  Non un romanzo in particolare, ma un po' qua e un po' là, come si fa con un vecchio amico di cui si conosce già il finale ma di cui si vuole comunque risentire la voce. C'è una cosa che mi colpisce ogni volta: quanto poco, in fondo, serva per costruire una tensione vera. Una stanza chiusa, un uomo che a...

La luce del sabato sera, e quella finestra che non si spegne mai

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 C'è una casa, in fondo a Via delle Volte, che tutti a Borgo Misterioso conoscono per un unico dettaglio: la finestra al secondo piano resta accesa fino a tardi, ogni sera, comprese quelle in cui il resto del paese dorme già da un pezzo.  Nessuno sa con certezza chi ci viva adesso. Qualcuno dice una donna sola, qualcun altro giura di aver visto due ombre muoversi dietro la tenda, in perfetto silenzio, come se stessero evitando di farsi sentire dalla strada. Questo è uno dei dettagli da cui è nato il secondo libro della saga: non un delitto, non subito almeno, ma una luce fuori posto.  Le storie migliori, per me, cominciano sempre così, da qualcosa che di per sé non significa nulla, ma che continua a tornare in mente proprio perché non trova una spiegazione comoda. Una finestra accesa può voler dire mille cose innocenti. Eppure, se ci abiti vicino, se la vedi ogni sera alla stessa ora, comincia a farti delle domande. Vi lascio un piccolo assaggio, mai pubblicato prima, di ...
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  La merceria di Zia Erminia: chi conosce davvero i segreti di Borgo Sasso C'è un personaggio che non troverete mai al centro di un capitolo, eppure senza di lei il Borgo Sasso che conosco non esisterebbe. Si chiama Erminia, ha una bottega di merceria in fondo a via dei Tigli, e sono affezionata a lei più di quanto una scrittrice dovrebbe ammettere per un personaggio secondario. Erminia è comparsa la prima volta per caso, in una scena che poi ho tagliato: mi serviva un posto dove far incontrare due personaggi senza che sembrasse organizzato, e ho pensato a una merceria, perché in un borgo di montagna la merceria è ancora un luogo di passaggio obbligato, uno di quei posti dove le notizie arrivano prima del giornale. Ho scritto tre righe su una vetrina piena di rocchetti di filo e bottoni spaiati, e a un certo punto quella donna dietro il bancone ha iniziato a parlare con una voce sua, indipendente da me. È un momento che ogni autore riconosce, e che non smette mai di sembrarmi u...
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 In *Il Lago dei Silenzi*, un evento violento rompe l’equilibrio fragile della comunità.  Il lago diventa il punto di convergenza di paure, sospetti e memorie rimosse.  Ciò che sembrava sepolto riappare, trascinando la famiglia Valenti in una spirale di domande senza risposte e rivelazioni inquietanti.  Nel borgo, nessuno parla apertamente, ma tutti sanno più di quanto vogliano ammettere. Se ami gialli/thriller noir d’atmosfera (nebbia, lago, silenzi e bugie), ti aspetto nel Borgo 🖤 Su Amazon.❤📖